Il comunicato stampa di Zito fa una serie di riferimenti alla concessione edilizia alle “Salzare”, accusando il nostro presidente di voler riscrivere la storia, in barba agli atti pubblici.
Chi vuole approfondire i dettagli della convenzione e poi concessione in questione può tranquillamente leggersi la sentenza Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 3528 del 28 giugno 2013, e quella del TAR Lazio (Sezione Seconda Bis) n. 12017/2005, che contengono una buona ricostruzione documentale dei fatti, e verificare in tal modo se collima con le affermazioni di Zito oppure con le nostre.

In estrema sintesi, nel 1997 il comune di Ardea ha annullato la concessione edilizia n.382, rilasciata il 21 dicembre 1989, con le seguenti motivazioni:
– emersione di vincolo archeologico, posto nel 1980, ma non risultante agli atti del comune (era finito al comune di Pomezia e neanche la sovrintendenza lo rintracciava);
– difformità di realizzazione, eccesso di cubatura e mutamento di destinazione d’uso rispetto a quanto concesso (elementi non attribuibili al comune ma al costruttore);
– mancata affrancazione del vincolo di uso civico privato. Anche questo è un atto a cura del privato e non del comune ed inoltre, all’epoca della concessione stessa, l’intera e complessa vicenda del gravame di uso civico privato e delle immense ripercussioni della sentenza di Cassazione n. 297 datata 20 gennaio 1989, era ancora in corso di emersione;
Il nostro presidente, dr Mariano Amici, in proposito dichiara: «Non ho MAI e sottolineo MAI ricevuto alcuna notifica di indagine per il rilascio di quella concessione, né per le vicende evidenziate sui social da alcuni candidati di Zito. Quando un privato è in diritto di ricevere una concessione ed il comune non la rilascia, senza opporre un diniego MOTIVATO, l’ente superiore interviene con i poteri sostitutivi e non solo rilascia la concessione stessa, ma espone poi il comune a dover pagare i danni per l’omesso atto dovuto. L’ho imparato a mie spese proprio in quel periodo, quando ho negato una concessione in una zona molto vicina alle Salzare».

Ancora il presidente, dr Mariano Amici, aggiunge: «La Sovrintendenza effettuò sondaggi e riferì di non aver trovato NULLA. Non avevo proprio alcun appiglio per negare la concessione al privato. E per inciso il responsabile di zona della Sovrintendenza non era affatto il dr Francesco Di Mario, come allude Zito. E aggiungo: magari lo fosse stato. Laddove il suo predecessore riteneva esservi sparuti residui di una villa romana di epoca tarda di scarso interesse archeologico, Di Mario ha infatti rinvenuto una città portuale sacra di interesse e rilevanza internazionale. Io ero e sono un medico, non un archeologo, se l’istituzione preposta mi dice che l’area non ha vincoli e non ha interesse archeologico, io non ho elementi per affermare qualcosa di diverso. Difficilmente il dr Di Mario può spiegare qualcosa che è accaduto quando lui probabilmente non era neanche in Italia, ma stava magari scavando in altre zone del mondo. Questi sono i fatti».

La posizione di “Amici per l’Italia” riguardo il sito archeologico Castrum Inui e le sue immediate vicinanze è che il comune debba procedere alla tutela ASSOLUTA e alla valorizzazione dignitosa e consona all’importanza internazionale e culturale del luogo. Iniziando dal colpo d’occhio esterno, che non è tollerabile sia costituito da cumuli di rifiuti.

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